A vent'anni dall’inizio della mappatura dei siti con incisioni rupestri nel territorio in esame, è giunto il momento di fare una prima stima di quanto mappato.
Si presentano quindi in questa sede i dati scaturiti nel territorio lunigianese che, insieme a Valle del Frigido e Alta Versilia, caratterizzano la Toscana nord-occidentale. Dal punto di vista geomorfologico si tratta di una zona molto varia; si va, infatti, dalle coste, con fenomeni dunali e di regressione marina, ai conoidi dei sedimenti fluviali, alla montagna caratterizzata dalle importanti presenze del massiccio delle Alpi Apuane e dell’Appennino Tosco-Emiliano, con piccole formazioni vallive atte alla coltivazione. L’ambiente montano, in genere piuttosto ripido e scosceso a quote elevate, mantiene, nei fianchi a mezza costa, il tipico paesaggio ligure a gradini per la coltivazione e il riparo dei castagni, la cui lavorazione rimane nei molti metati diffusi nel bosco e nelle tracce sul terreno di antiche carbonaie, che utilizzavano anche il legno delle numerose faggete.
La conoscenza del fenomeno incisorio riscontrato in questo territorio, peraltro a tutt’oggi ancora piuttosto frammentaria, comincia a delineare una caratterizzazione micro-regionale per blocchi che corrispondono alle tre zone sopra individuate e che si distinguono per età e tecniche.
Quando si procede a mappatura del fenomeno incisorio in una regione, è giusto procedere in maniera trasversale dal punto di vista cronologico, avendo ben presente che – a differenza del lavoro archeologico – in questo campo non si può decidere a priori a quale epoca dedicarsi. Tutto va mappato; solo con il procedere dei confronti e degli studi si cominciano a definire le cronologie di cui si tratterà qui sotto.
In generale, si può ipotizzare che le incisioni si rinvengono secondo alcune costanti:
- su massi panoramici, spesso su dirupo, in posizione di ampia visibilità - e quindi di controllo - sulla valle sottostante e sulle confluenze sia viarie sia fluviali e guadi; talvolta i vari siti sono essi stessi in connessione visiva, come per alcuni esempi nella valle del Frigido;
- lungo camminamenti, sia che seguano il percorso di un fiume o di una valle, ma a mezza costa, sia che portino trasversalmente dal fondo valle verso passi montani. E’ necessario tenere presente che gli elementi aniconici si trovano spesso lungo percorsi montani, il cui utilizzo, iniziato presumibilmente già in età pre-protostorica, arriva fino ai giorni nostri attraverso romanità e medioevo;
- più raramente, le incisioni sono concentrate in luoghi, spesso nei boschi, la cui valenza, cronologia e funzione risultano al momento incomprese e, forse, sono da mettere in relazione a siti archeologici non ancora individuati. Talora sono invece probabilmente moderni, come pertinenza di insediamenti montani, di cui sono parte integrante come soglia o sedile esterno in pietra su cui qualcuno ha ricavato incisioni diverse, anche coppelle e canalette
- spesso, sono orientate est/ovest o, meglio, nascita/tramonto del Sole
- raramente, in una delle prime due situazioni sopra descritte ai punti 1) e 2), le incisioni si trovano sulle rocce antistanti l’apertura di grotte (es. alle Tanacce a Terrinca in Alta Versilia e alla Buca delle Fate sul M. Belvedere a Massa) o in prossimità di acque, sia da ruscellamento sia da polle sorgentizie.
Lunigiana (MS)
La Lunigiana, grande valle del fiume Magra, si stende da nord verso sud e mette in comunicazione la Valle Padana con il mare, sfociando a meridione del golfo di La Spezia.
“A nord-est, rilievi incisi e acclivi si staccano dalla dorsale appenninica definiscono il confine con l’Emilia Romagna con vette anche elevate (M. La Nuda 1894 m., M. Alto 1904 m., M. Orsaro 1830 m.), e si articolano nelle importanti valli dell’Aulella e del Taverone, tributari del Magra a monte e a valle di Aulla. Il versante ligure presenta un’elevazione più contenuta e una morfologia meno aspra, scandita da una serie di rilievi collinari attraversati da valli fluviali, poco profonde. La parte meridionale assume caratteri alpini, aprendosi verso le spettacolari vette delle Apuane col monte Sagro (1749 metri)...” .
Dopo rade tracce di presenze preistoriche nel Paleolitico medio e superiore e le successive fasi della de- glaciazione - che vedono presenze umane molto fitte in Garfagnana e nelle valli contigue, anche nel massese - i ritrovamenti si moltiplicano tra fine IV e III millennio a.C. con il ben noto fenomeno delle statue-stele e dei siti eneolitici intorno a Equi Terme (compreso il Solco di Equi) e nelle varie grotte.
Il territorio è caratterizzato da siti montani con incisioni aniconiche, alcune concentrate lungo sentieri a mezza costa: molti di questi antichi camminamenti sono oggi ripresi e numerati dal CAI. Alcuni studi in particolare prendono in considerazione la viabilità antica.
Il fenomeno incisorio, pur frammentario e difficile da riconoscere, si trova, allo stato delle ricerche, compreso nei comuni di: Zeri, elementi ginecomorfi (vulvari) su massi o stele; Mulazzo, Grotta di Diana; Bagnone, “Omino del Sillara”; “Via delle coppelle” o sentiero CAI 116; CAI 118; Filattiera, sito di mezza montagna in loc. Clareda di Rocca Sigillina, al confine con il territorio di Pontremoli, caratterizzato da una serie di massi con catini scavati sia in verticale sia in orizzontale, di dubbia cronologia e fattura; Licciana Nardi, Taponecco, masso - ora nei depositi del Museo delle Statue Stele nel Castello del Piagnaro - con una coppella al centro di una serie di sei disposte a cerchio (a fiore); Pontremoli: Monte Burello, coppelle e croce; Cerretoli, due serie incise con antropomorfi su archivolti; Vignola di Pontremoli: due croci multiple su archivolti all’interno del borgo.
Fra tutti spiccano per importanza, anche figurativa, la Grotta di Diana e l’Omino del Sillara, nella media valle del Magra, su cui si sono al momento appuntate le ricerche attuali della scrivente. Il complesso della grotta di Diana si sta rivelando importante per la conoscenza del patrimonio culturale e forse anche religioso o cultuale delle fasi preistoriche del popolo delle statue stele lunigianesi. La posizione su dirupo, con ampia vista sulla media valle del Magra, pone questo sito, anche se di piccole dimensioni, quasi più un riparo che una grotta, in una situazione di particolare interesse (Fig.1).
Lo studio della visibilità denoterebbe l’intenzione di controllo del territorio da parte dei frequentatori della grotta in epoca pre-protostorica, anche se non possono essere escluse altre possibilità di uso, per eventuali attività di produzione e di culto, data la molteplice presenza di segni che si svolgono su sette fasi tra Eneolitico e primo Ferro; le ricerche però non sono complete e, perciò, non si esclude di poter individuare anche una fase più antica. Le incisioni indicano una lunga frequentazione, molte sovrapposte in più fasi, ed entrano di diritto nel panorama culturale delle popolazioni liguri preistoriche della Lunigiana, anche tenendo conto dei ritrovamenti finitimi alla grotta: nello stesso territorio di Canossa, una statua-stele di tipo B oltre a un possibile sito di lavorazione del macigno non lontano dalla grotta e nella vicina Campoli un’altra statua stele, di tipo C, una rilavorazione in età arcaica del tipo A eneolitico.
L’iconografia del complesso di Diana presenta una serie continua in orizzontale di coppelline con canaletta discendente, talora rilavorate e approfondite, poste una vicina all’altra, (Fig. 3) dando l’idea di rappresentare una teoria di figure umane molto stilizzate che trovano similitudini nel mondo ligure e si ritrovano anche su alcuni massi nel territorio di Massa di cui si parla più sotto, potrebbe valere l’ipotesi riportata nel lavoro di Arca’ e Rubat Borel secondo la quale coppelle con filetto (leggera incisione lineare o anche più grande e quindi vera e propria canaletta) su massi panoramici, potrebbero essere elementi connessi a offerte liquide propiziatorie o per vaticini legati al volo degli uccelli o riti rivolti a divinità dei monti.
Sulla parete destra della grotta in studio (Figg. 2, 6), tre coppelline con filetto, entro una teoria circolare di coppelle, ricordano degli antropomorfi, anche solo in maniera simbolica, e si avvicinano ad esempi -esteticamente molto più evoluti - in nord Italia, dove circoli di coppelline circondano figure con corpo a bastoncello e arti a forbice. Forse si tratta di un richiamo semantico e simbolico a un’idea più generale, già sviluppata e conosciuta, un mito, un mondo culturale oggi difficile da comprendere. L’esegesi dell’apparato semantico di questa grotticella richiama le figurazioni molto stilizzate dell’ambito culturale che si estende lungo l’arco dell’Appennino Ligure fino al Monte Bego, attraverso le tracce segnalate nel Finalese, pur non dimenticando che alcune incisioni possono pure trovare riscontro nel mondo alpino nordico, in particolare in Valcamonica. Un elemento porta al Monte Bego: le mani a cinque dita in posizione orante disegnate con un semplice filetto a formare l’avambraccio discendente, forma che richiama il famoso “Sorcier”, le cui due mani a cinque dita verso l’alto reggono due pugnali in orizzontale, così come in un altro nostro tipo, singolo, sulla parete destra di Diana.
Passando ora a presentare i petroglifi, una figura isolata incisa, il c.d. Omino del Sillara, è una figura probabilmente maschile in posizione di maestà con mani a dita aperte ed è il risultato di due o tre fasi sovrapposte databili tra età dei metalli (Bronzo?) ed epoca apuo-ligure. Tipologia simile si trova anche nella grotta di Diana e nel panorama delle incisioni liguri fino al Monte Bego. Si trova a quota 1500 m slm su un masso erratico puntellato da piccoli sassi e posizionato vicino ad una polla d’acqua, che, nei periodi umidi dell’anno, da qui scende nella valle verso i Tornini e poi si uniscono alle acque della sorgente di destra di Pianaccia e di Verzele, andando a formare il corso del fiume Bagnone (Figg. 8-9). Il sito è raggiungibile a piedi, partendo dal fondo valle in località Jera dove è presente, all’inizio del sentiero, un grande masso trapezoidale che presenta coppelle in cima e su un lato (Fig. 7); lungo il percorso si incontrano massi con coppelle e vaschette, spesso vicine, in orizzontale e in verticale, talora in teoria. Questo itinerario viene localmente chiamato “via delle coppelle” , oggi tratteggiata dal sentiero CAI 116. Nelle vicinanze, un altro itinerario CAI 118 è costellato di varie manifestazioni incisorie tra cui, forse, un antropomorfo a bastoncello (arciere?). Interessante notare come spesso questi grafemi si trovino lungo percorsi montani, talora a mezza costa, ma anche di passaggio in quota di passi alpini. Vie di commerci e vie di spostamento degli armenti agli alpeggi, gli dei si accompagnano ai viandanti: ecco perché li troviamo sulle rocce. Così come ancora si trovano marginette o maestà (cappellette) devozionali lungo la via con figure di Santi e della Madre Divina a protezione del pellegrino, che qui percorre uno dei corsi che si uniscono alla via Francigena.
testo di Anna Maria Tosatti
Foto di S.Pucci
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A cura di
Renata Grifoni Cremonesi - Anna Maria Tosatti
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