NOTIZIE ARCHEOLOGICHE BERGOMENSI 28 -2020
L’Omino del Sillara è un’incisione su masso erratico, posizionato su un pianoro a quota 1516 m s.l.m nel comune di Bagnone (MS), in Lunigiana, alle falde del monte Losanna (fig. 1). Il masso, probabilmente di caduta dal monte soprastante, ha una forma a parallelepipedo orizzontale, presenta alcune pietre sottostanti che sembrano locate intenzionalmente a sostegno e si trova in prossimità di una sorgente che dà origine a un rigagnolo attivo nelle stagioni umide ma scarso o asciutto in estate (fig. 4:3).
La storia del ritrovamento porta agli anni ’90 del secolo scorso con la prima notizia da parte di Rossana Piccioli1. In seguito, perso alla conoscenza, fu ritrovato dal CAI di Sarzana e segnalato alla Soprintendenza per i Beni Archeologici della Toscana nel 2010 dai sigg. Rizieri Castagna e Ubaldo Ricci e oggetto di sopralluogo istituzionale, a cui parteciparono congiuntamente Soprintendenza, Comune di Bagnone e CAI. Alcuni mesi dopo, nella stessa estate del 2011, fu oggetto di rilievo2.
Come già presentato in altro lavoro, l’Omino del Sillara si trova al termine di un lungo percorso selciato (oggi CAI 116) che dal fondovalle sale dalla località Jera di Bagnone, dove è un masso coppellato3, arriva a quota 1500 m toccando varie tappe, prima Baite di Ghiera, dove sono i ricoveri dell’alpeggio di Jera, e successivamente Capanne Tornini, utilizzati ancora nel secolo scorso come base per la transumanza estiva dei capi di bestiame. Questo sentiero nell’ultimo tratto, tra Tornini e il pianoro, è interessato dalla presenza di numerose coppelle4, sia sulla roccia di base sia sui massi, tanto da essere nominato dalla gente locale come “via delle coppelle”.
La geomorfologia del luogo si configura come area di deposito di versante dovuto alla gravità d’età olocenica e la litologia si configura come Unità Tettonica della Falda Toscana, Macigno: torbiditi arenacee e arenaceo-pelitiche quarzoso-feldspatiche grigie o grigio-verdi, da medio-fini a grossolane, in strati da spessi a molto spessi5.

Fig. 1: Rilievo e ortofoto dell’Omino del Sillara (foto ed elab. F.M.P. Carrera).
Descrizione
Il masso, supporto del petroglifo, ha una parete obliqua che guarda a monte e su questa sta l’incisione oggetto di questo lavoro, posizionato nell’angolo sud con orientamento nord-est/sud- ovest. Sull’altro lato corto della stessa superficie è presente una cavità subrettangolare, naturale, ma simile a una vaschetta (figg. 2 e 4:3). Misura del masso: lungh. cm 150 ca., h relativa cm 70.
Già dal primo esame autoptico6 si era notato che si trattava di due diverse figure in quanto oggetto di due diverse tecniche di lavorazione: l’incisione, sottostante, e l’asportazione della materia litica a martellina per la raffigurazione soprastante. In seguito, il rilievo effettuato ha chiarito che in realtà si tratterebbe di tre antropomorfi sovrapposti o contigui nello stesso spazio e che la tecnica è mista, a piccoli colpi a percussione o martellina e a incisione profonda (fig. 1); si nota che la superficie è abrasa, presumibilmente da prolungate azioni di sfregamento, ottenute più volte nel tempo.
Del primo glifo (A) restano gli arti inferiori a bastoncello leggermente piegati, con i piedi verso l’esterno, che si intravedono sotto quella che appare essere la veste o il corpo della figura più recente: restano parte del tronco, testa e arti superiori, evidentemente obliterati nel momento dell’asportazione della materia per ricavare la terza figura. Misura h cm 7,5.
Al secondo antropomorfo (B), di maggiori dimensioni e di difficile lettura, si riferisce, con molta probabilità, la traccia degli arti inferiori “a campana”, secondo i moduli dell’età del bronzo7, e che oggi resta leggibile solo nell’unica linea lievemente arcuata a destra, scambiata per un serpentiforme nella prima segnalazione del secolo scorso per cui l’antropomorfo in questione veniva collegato alla figura del dio celtico Cernunnos. La seconda linea simmetrica è ben visibile nel DEM in 3D. A questa seconda figura attiene quasi certamente l’incisione profonda che tratteggiava le braccia aperte in orizzontale con un’unica incisione profonda, di cui restano pochi tratti e la mano sinistra a quattro dita. Non è chiaro se la mano destra appartiene a questa figura in quanto ha una posizione leggermente decentrata. È anche probabile che la testa in origine fosse rappresentata con una coppella, oggi obliterata. Il primo antropomorfo di dimensioni più contenute si trova proprio al centro degli arti a campana che sembrano inglobarlo.

Fig. 2: Bagnone (MS). Vista sud del pianoro alla base del monte Losanna; la freccia indica il petroglifo Omino del Sillara (foto ed elab. F.M.P. Carrera).
Il terzo antropomorfo (C) cambia l’esegesi intrinseca mediante la tecnica ad asportazione della materia a martellina secondaria con uno strumento metallico (scalpello?); la superficie appare abrasa. Mostra una testa circolare e un corpo verticale largo e poco profondo, che si prefigura come coperto da una tunica terminante con le maniche che si allargano imbutiformi sopra la traccia incisa orizzontale per gli arti superiori, mantenendo il segno delle dita lunghe e aperte della mano sinistra, forse aggiunge la mano destra con le dita. La forma del corpo si restringe interrompendosi poco sopra la parte inferiore del glifo (A) che ne diventa perciò parte integrante.
Il petroglifo misura: h tot. cm 21, largh. tot. 24,5, Ø testa cm 6.
Gli antropomorfi nei territori tra Lunigiana e Alpi Apuane meridionali

Fig. 3: 1) Mappa altimetrica con segnalazione del petroglifo (elab. R. Castagna); 2) province di Massa Carrara e Lucca, tra Alta Versilia e Camaiorese: cartina degli antropomorfi (elab. M. Foti)
In occasione di questo scritto, preliminare, sembra opportuno riunire qui di seguito le figure umane incise sulla roccia nel territorio (fig. 3:2), alcune già segnalate, evidenziando come le tipologie, pur nella stessa posa in maestà, siano diverse come le variabili di posizionamento topografico- ambientale, in quanto sparse in un vasto territorio, tra Lunigiana e Camaiorese.
In Lunigiana, nei primi anni ’90, fu pubblicato un esemplare eseguito a bastoncello sul passo del Cerreto8, a quota m 1235 s.l.m., in una zona di passaggio e di pastori, con presenza di ghiacciaie a pseudovolta e croci di confine, tra i territori di Fivizzano in Lunigiana e la provincia di Reggio Emilia. Il tipo, itifallico, ha posizione in maestà con arti inferiori a forbice e una coppella per la testa. Lo scopritore accenna che la mano destra avrebbe tre dita, di fianco una coppella (fig. 4:5).
Nel territorio di Mulazzo, la grotta di Diana9 enumera vari antropomorfi tra i quali almeno tre esemplari in maestà (fig. 4:6) molto simili al nostro, almeno nella parte superiore del corpo. Altri tipi sono un cruciforme (di tipo tettiforme), situato sulla parete sinistra (fig. 4:8), che riporta a quelli incisi sulla parete verticale, c.d. Roccia del Sole (Plas 2) a Paspardo in Valcamonica10 su un pianoro panoramico; altri esemplari filiformi o schematico-lineari in posizioni diverse, si presentano in varie pose, uno con ascia o altro strumento con lungo manico, un arciere con corpo forse a triangolo e arti inferiori a forbice rimaneggiato e trasformato a clessidra (fig. 4:6N2-3, fig. 5:9). Sul fondo della grotta un antropomorfo lineare con corpo lievemente bombato triangolare e arti inferiori a forbice, accanto a un reticolato, forse una trappola o uno steccato, un palco di cervo ramificato poco sopra (fig. 4:6, parete E B2-3).
Per trovare altri antropomorfi dobbiamo scendere a sud tra la valle del Frigido e l’alta Versilia:
- Castellina (val Renara, MS con LU): poliantropomorfo filiforme11 (con realizzazione di doppi arti) (fig. 5:13).
- Masso di Ciampa del Diavolo 2 sul monte Brugiana (valle del Frigido, MS), lungo un antico percorso a mezza costa prospiciente miniere di calcopirite: tra le altre figure, purtroppo rimaneggiate, si trova un filiforme con arti superiori aperti lievemente abbassati, mani con dita evidenziate, nella sinistra forse un’ascia, arti inferiori rigidi a forbice con piedi verso l’esterno forse aggiunti in seconda versione, testa a coppellina lievemente conformata a rombo12 (fig. 5:10).
- MassodiCasette(MS)sulmonteTamburone,contraffortesud-orientaledelmonteBrugiana, antropomorfo crucifome con arti superiori aperti di cui il destro più lungo punta deciso verso nord. Probabile datazione tra età del Bronzo finale e metà del primo millennio a.C.13 (fig. 5:11). GrottaTambura(Pariana,MS):masso-altaresulmonteBelvedereconampiavisibilitàsullapiana costiera fino al golfo della Spezia, tra molte coppelle di varia tipologia, quattro cruciformi con piccola testa puntiforme, corpo lineare diritto14, in due esemplari uno dei due arti superiori sembra essere più lungo (fig. 5:12).
- Masso di Vietina c.d. Ciampa del Diavolo (Montignoso, MS): sui contrafforti meridionali del monte Belvedere, all’inizio di un percorso che porta verso la valle del Frigido, antropomorfo cruciforme in maestà con mantella (?); sul luogo è sorta una cappelletta alla Madonna ancora oggi di devozione popolare con offerte di fiori e lumini (fig. 5:14).
- Masso di Terrinca (Stazzema, LU)15: vari cruciformi di epoche diverse su sostrato antico di difficile osservazione, due bucrani. Presente un tipo a corpo tozzo con corte braccia (fig. 5:15).
Basati(Stazzema,LU):un paio di esemplari in maestà a bastoncello con. arti rigidie inferiori a
forbice16 (fig. 5:16).
Monte Corchia, Torrioni (Stazzema, LU) in quota: scena di caccia con figura antropomorfa
cruciforme in maestà con arma nella destra, arti rigidi, inferiori a forbice, accanto un cervo stante (la preda presa) e un canide (o lepre?) in corsa17. Forse prima metà del I millennio a.C. (fig. 5:17).
- Masso della Zingola (Stazzema, LU): posizionato originariamente su punto di guado, ha una grande spirale e la figura di un guerriero con testa circolare apicata (elmo corniforme?) e scudo sul busto, arti ad angolo retto18 (fig. 6:18).
- Masso della Zingola (Stazzema, LU): posizionato originariamente su punto di guado, ha una grande spirale e la figura di un guerriero con testa circolare apicata (elmo corniforme?) e scudo sul busto, arti ad angolo retto18 (fig. 6:18).
- Roccia della Pietra Tonante, Vetricia (Stazzema, LU): cruciforme a corpo lineare e braccia leggermente abbassate19 (fig. 6:19).
- Serradoro (Pomezzana, LU): su tavolato litico varie figure tra cui un probabile guerriero con in mano scudo o arma20 (fig. 6:20).
- Cardoso, San Leonardo (Stazzema, LU): due antropomorfi o volatili (fig. 6:21).
- Altare dei pennati (Greppolungo, Camaiore, LU): figura umana asimmetrica con un braccio verso l’alto e l’altro verso terra21, due ancoriformi (fig. 6:22-23)
- Trogna (Stazzema, LU)22 sito con roncole (c.d. “pennati”): ancoriforme (fig. 6:24).



Fig. 4: 3) Masso con il petroglifo Omino del Sillara (foto F.M.P. Carrera); 4) Omino del Sillara; 5) passo del Cerreto: antropomorfo (da PRIULI, PUCCI 1994); 6) Grotta di Diana (MS): tabella degli antropomorfi sulla parete nord (elab. F.M.P. Carrera); 7) Grotta di Diana (MS): antropomorfo in maestà (foto A.M. Tosatti); 8) Grotta di Diana (MS): cruciformi (foto A.M. Tosatti)
Le figure sono realizzate a incisione secondo i moduli, pur nella variabilità morfologica, dei tipi schematici filiformi (o altrimenti detti schematici-lineari). Il tipo da Ciampa del Diavolo 2 è il più complesso, il cruciforme da Grotta Tambura presenta solo il corpo diritto, le braccia aperte e una piccolissima testa puntiforme. Il terzo tipo da Vietina è lineare con arti inferiori corti e aperti a forbice e differisce per il fatto che sembra avere una specie di mantello sulla parte centrale del corpo, a specificare forse un movimento di danza, e che per certi versi lo accomuna alla famosa danseuse sul Bego23.
In alta Versilia sono presenti due siti nella valle del Giardino; a Basati il tipo è cruciforme a bastoncello24 mentre piuttosto interessante è la figura di guerriero sul masso della Zingola, con arti ad angolo retto piuttosto rigidi, databile nell’età del Bronzo Finale25. Dell’età del Ferro è forse il guerriero con scudo (o strumento da offesa medievale tipo balestra?) dalla roccia c.d. Serradoro di Pomezzana26. Nessuno degli antropomorfi qui in elenco mostra la differenziazione sessuale.



Fig. 5: 9) Grotta di Diana (MS), l’“Arciere” (foto S. Pucci); 10) Massa (MS), masso di Ciampa del Diavolo 2 (foto S. Pucci); 11) masso di Casette (MS), antropomorfo (foto F.M.P. Carrera); 12) Grotta Tambura, monte Belvedere (Pariana, MS) (foto ed elab. F.M.P. Carrera); 13) Castellina (LU), poliantropomorfo (foto S. Pucci);
14) Montignoso, Vietina (MS) (foto S. Tonarelli); 15) Stazzema, Terrinca (LU), masso di Terrinca (foto G. Citton); 16) Stazzema, Basati (LU) (foto G. Citton); 17): Stazzema, Torrioni del monte Corchia (LU), antropomorfo in scena di caccia (foto S. Pucci).
Considerazioni
Il petroglifo Omino del Sillara è un unicum, poiché non trova confronti precisi. In generale, la figura di antropomorfo a braccia orizzontali può avere una lettura che implica un gesto di apertura, di accoglienza ma anche di intrinseca sacralità protettrice. Non a caso, la morfologia tipologica di questa posizione degli arti superiori è detta “in maestà”, quasi a voler significare che il personaggio raffigurato simbolicamente abbraccia tutto il mondo, reale e immateriale. Questo atteggiamento, che si differenzia dal tipo “orante” con braccia levate verso il cielo, è diffuso a partire dallo stilema dell’età del Rame (stile III A1), continua nel campaniforme (stile III A2) in Valcamonica e Valtellina, sulle stele sia con personaggi “divinizzati”, sia con le teorie dei personaggi che sembrano dediti a una danza tribale; nell’età del Bronzo si trova nelle Alpi occidentali piemontesi27. È presente lungo la catena appenninica, dalla Liguria alla Puglia alla Sicilia.
Sulla parete a oggi pubblicata della Grotta di Diana (Mulazzo, MS)28 sono incise almeno tre figure a braccia aperte e mani con lunghe dita (fig. 4:6, E4-5). Nella grotta sono raffigurati vari altri tipi di antropomorfi tra cui oranti con gambe a forbice o con corpo lineare, altri sono in movimento con le braccia variamente disposte o anche senza braccia. I moduli sembrano essere compresi tra Eneolitico ed età del Bronzo Medio-Recente. La divinità aureolata29, sul Bego, è una figura realizzata con doppia tecnica, a picchiettatura per la parte superiore e incisione per il resto del corpo, una doppia linea di coppelline circonda la testa a disco, le braccia sono orizzontali e terminano con le dita lunghe incise, corpo diritto e piedi verso l’interno. Nell’alta Provenza, nella valle dell’Ubaye30, non lontano dal Bego, vi è un pannello dipinto in un riparo all’aperto con un antropomorfo di notevoli dimensioni, a braccia aperte terminanti, come i piedi, con il tratteggio delle dita filiformi. È attribuito alla fase Rame 231 per la presenza di tre pugnali di tipo remedelliano. La scena dipinta si sovrappone a figure incise ramiformi forse di epoca neolitica. Il sito si trova in alta quota e nei pressi di un valico.
Sul sito di Pera dij Cros in Valchiusella sono incise a bastoncello cruciformi, con le braccia aperte e arti inferiori corti a forbice, circa sessanta figure, soprattutto femminili32, che ricordano i nostri da Basati e Corchia anche se questo tipo, lo ricordiamo, è graffito anche su un vaso ligure apuano33.
Secondo Daudry e Fossati (2017) all’età del Bronzo avanzato vanno attribuiti non solo gli antropomorfi con arti a U ma anche quelli con le braccia abbassate (es. Valgrana) e i poliantropomorfi34, il che porterebbe a datare alcuni dei nostri (es. a Castellina e sulla Vetricia) a tale periodo.
La figura in maestà è diffusa anche nelle rappresentazioni incise e dipinte lungo la penisola, con attribuzioni cronologiche varie che sono comprese tra Eneolitico ed età del Ferro; particolare è la scena graffita su tazza da Filicudi, in ambito Capo Graziano, forse di approdo navale o di celebrazione di un episodio attinente al mare, con al centro visivo un antropomorfo filiforme in maestà con la testa a disco e mani e piedi a grandi dita35 tra figure di navi a remi. Altri esemplari si trovano in scene dipinte e incise soprattutto in piccole grotte e in ripari sotto roccia in centro Italia, tra Abruzzo, Umbria e alto Lazio, ad es. nei Ripari delle Mummie (TR), Roberto di Sezze Romano (LT), Grotti (Cittaducale, RI), Formiche Rosse (PG), Schioppo (PG), talora con testa a T36. Un esemplare a grandi mani con le braccia aperte e tese e corpo a bastoncello è dipinto sulla parete dell’Eremo di San Bartolomeo a Roccamorice (PE)37; dipinte con ocra rossa alcune figure con arti superiori aperti da cui pende un lungo mantello sono nel riparo abruzzese di Pacentro38; in Puglia al Cavone di Spinazzola (BA), in una scena con molte figure tra cui zoomorfi, datata nell’ambito dell’età del Bronzo, tra vari antropomorfi incisi, si trova una figura maschile isolata a sinistra della scena che regge nella mano destra forse un bastone ad estremità ricurva; un’altra figura con braccia aperte è resa con stilizzazione delle mani e dei piedi39.
La figura A dell’Omino del Sillara, di cui restano solo gli arti inferiori con i piedi verso l’esterno, ha un certo movimento che la avvicina ad alcuni antropomorfi sul massiccio alpino del Monte Bego40, in particolare ad alcuni esemplari che recano un’alabarda, datati alla prima età del Bronzo. Un confronto con gli oranti di Naquane, rocce 32 e 44, porta in Valcamonica. Non possiamo escludere neanche un’attribuzione più tarda fino ad almeno il Bronzo Medio e Recente.
La figura B con arti a U rovesciata senza piedi si trova in Valcamonica e Valtellina e anche in Valle d’Aosta ed è datata nell’ambito dell’età del Bronzo41.
La figura a martellina indiretta C che traccia il più recente glifo dell’Omino del Sillara trova una similitudine con l’antropomorfo di Casette, nella valle del Frigido vicino a Massa, realizzato però scavando in profondità la materia e dando una forma cruciforme, il corpo diritto, a linea unica e larga, con le braccia aperte, in cui gli arti superiori sono realizzati con una linea orizzontale, più lunga dalla parte del braccio destro orientato verso nord (fig. 5:11). Due microcoppelle, poste una sopra e una sotto questo braccio, lasciano adito a ipotesi poco verificabili: di certo non si tratta di un bracciale e nemmeno di un arco, un bastone, uno scudo o uno strumento non identificabile, considerando le due microcoppelle come gli estremi di un oggetto; se si tratta di un simbolo, potrebbe essere attinente all’ambito stellare. Potrebbe però anche essere letto come un segnale di orientamento E-O, considerato che il braccio punta deciso verso nord42; le due coppelline sopra e sotto il braccio sono presenti anche nell’Omino del Sillara, si vedono bene nel DEM, e sembrano riunirsi per via delle scheggiature della superficie dovute alle intemperie. Purtroppo, gli esempi sopra riportati, pur avvicinandovisi, nella grande casistica della variabilità morfologica non rispecchiano totalmente le immagini dell’Omino del Sillara; forniscono però alcune indicazioni tipocronologiche importanti.



Fig. 6: 18) Stazzema, Seravezza (LU), masso della Zingola (foto G. Citton); 19) Molazzana (LU), Vetricia, Pietra Tonante, antropomorfo tra croci ricrociate (foto S. Pucci); 20) Pomezzana (LU), masso Serradoro, antropomorfi cruciformi e guerriero (rilievo GAMassarosa); 21) Stazzema, Cardoso, chiesa di San Leonardo (LU), cruciformi o volatili (?) (foto S. Pucci); 22) Camaiore, Greppolungo (LU), cruciforme asimmetrico e ancoriforme (foto A.M. Tosatti); 23) Camaiore, Greppolungo (LU), ancoriforme con nuvola di punti (foto A.M. Tosatti); 24) Cardoso, Trogna (LU), ancoriforme tra roncole (“pennati”) (foto A.M. Tosatti).
Conclusioni
La caratteristica dell’apparato incisorio in questa parte della Toscana nord-occidentale attinente principalmente alla provincia di Massa Carrara e limitrofi tra Liguria e alta Versilia, lungo i versanti meridionali delle Alpi Apuane, è che, probabilmente a differenza dei grandi complessi noti del monte Bego e della Valcamonica, si è di fronte a un sistema duplice. Da un lato abbiamo numerose incisioni aniconiche, coppelle e canaletti, su massi aggettanti su dirupo e lungo percorsi intravallivi e a mezza costa, quindi con intenti finalistici diversi tra cui il controllo del territorio; dall’altro lato ci sono alcune figure, tra cui gli antropomorfi isolati e apparentemente senza rapporto, non solo tra di loro, ma anche con l’antico intricato sistema di comunicazione sociale, anche se talora sembra di scorgere elementi simili, tra cui la possibilità che si trovino lungo percorsi ben noti. Pur nella grande variabilità morfologica hanno in comune la posizione in maestà e, anche se talora sembra difficile attribuirli cronologicamente, il primo atto di conoscenza è ovviamente rivolto a cercare i modi per farlo, inserendoli in un contesto sociale, anche con esiti di aspetti religiosi43, poiché è probabile che queste figure umane siano dei simboli o dei mitogrammi44. Dovremmo quindi cercare di spiegare la presenza di questi petroglifi ciascuno a seconda della propria posizione e all’interno di un quadro di paesaggio umano di cui restano numerose tracce archeologiche preistoriche e protostoriche45. È possibile che essi rappresentino una sorta di segnale, sia materiale, legato al territorio, sia immateriale referente a eventuali associazioni con il mondo ultraterreno e i relativi culti, dell’acqua, delle cime, del passaggio o del confine. Tutte queste condizioni sono concomitanti per quanto riguarda il petroglifo Omino del Sillara: si trova in alta quota, al termine di un lungo percorso che nasce da fondovalle e oltrepassa un valico che porta verso la valle padana ed è presso una polla sorgentizia intermittente di un ruscello, dove sicuramente non giungevano pastori e armenti, che si fermavano negli alpeggi più favorevoli, raggiungibili a quote inferiori. Il pianoro è molto sassoso per la caduta delle rocce dall’alta parete scoscesa. Dobbiamo quindi pensare che si tratti di un mitogramma, avente un significato a noi nascosto, inciso in almeno tre momenti, anche vicini tra di loro, in un lasso di tempo che può collocarsi tra la metà del II e la metà del I millennio a.C.
TESTO DI: Anna Maria Tosatti
ISSN: 1127-2155
Periodico di archeologia del Civico Museo Archeologico di Bergamo fondato da Stefania Casini
Tutti i testi sono stati sottoposti a revisione paritaria.
La responsabilità di quanto riportato nel testo, nonché di eventuali errori e omissioni, rimane esclusivamente degli Autori.
Autorizzazione del Tribunale di Bergamo, n. 32 del 27.11.1993
Direttore responsabile: Stefania Casini Segretaria di redazione: Ilaria Piccolini
Tutti i diritti riservati Comune di Bergamo, Museo Archeologico
1) PICCIOLI 1994. La notizia è riportata nel volume sulle incisioni liguri e territori limitrofi cfr. PRIULI, PUCCI 1994, p. 115.
2) Rilievo ortofotogrammetrico del dott. F. Carrera, oggi funzionario SABAP di Sassari che ringrazio, unitamente alla dott.ssa M. Foti per l’aiuto nell’elaborazione delle immagini; TOSATTI 2011-b; TOSATTI 2014, p. 243; TOSATTI 2017, pp.78-79 fig. 8-9; CARRERA 2017, pp. 222, 235, fig. 20.
3) TOSATTI 2014, fig. 1.
4) In realtà oltre alle coppelle si sono notate cavità di origine naturale (tafoni), create da diversa litologia, di uguale misura e aspetto.
5) Carta geologica della Regione Toscana.
6) Relazione sopralluogo dell’Autrice per conto della SBAT (prot. 12375 del 21/07/2011).
7) DE MARINIS 1995. FERRARIO 1995. ARCÀ et Al. 2014, fig. 24, pp. 57-58. ARCÀ 2009, p. 72 (“oranti” con arti a U, Bronzo Medio/Recente e Finale), p. 182 (Valsusa), pp. 186- 87 (confronti con Valcamonica e Valtellina). ARCÀ 2005, fig. 40. Rupe Magna di Grosio: FOSSATI 2010; DAUDRY, FOSSATI 2017, p. 28.
8) PRIULI, PUCCI 1994, p. 116. Per il tipo si tengono presenti le corrispondenze alpine: ARCÀ 2005 (Dos Cüi), tavole tipo-cronologiche figg. 8, 40; ARCÀ 2010, p. 3; ARCÀ, FOSSATI, MARCHI 1998 (Pera dij Cros).
9) CARRERA, TOSATTI 2014 e 2015; TOSATTI 2017; CARRERA 2017; CARRERA, TOSATTI 2021.
10) Cfr. FOSSATI 1994, fig. 71:1; 97.
11) Segnalazione di S. Pucci. TOSATTI 2010. Si veda per qualche confronto MATTIOLI 2007-c, fig. 4. In Valcamonica cfr. ARCÀ, FOSSATI 2012. Nell’arco alpino: FOSSATI 2013, figg. 3-5; DAUDRY, FOSSATI 2017, fig. 7.
12) TONARELLI 2006. Dapprima datato all’Eneolitico, in seconda ipotesi le grandi mani potrebbero rimandare a tipi del Bronzo Recente-Finale, o anche, dato che è rimaneggiato, inciso nell’Eneolitico e rivisto e completato alla fine dell’età del Bronzo. TOSATTI 2011-a, 2012, 2014, 2017. CARRERA, TONARELLI, TOSATTI 2021
13) TOSATTI 2017; CARRERA 2017; per la datazione v. le considerazioni in CARRERA, TONARELLI, TOSATTI 2021.
14) TOSATTI, CARRERA 2013. 15) TOSATTI 2010.
16) TOSATTI 2008, fig. 1.
17) TOSATTI 2008, figg. 3, 4. 18) TOSATTI 2012, fig. 2.
19) G.A.P. sito online.
20) TOSATTI 2021.
21) TOSATTI 2017, fig. 28. Il genere ricorda le statuette del VII secolo a.C. con figure di guerriero in assalto in posa di lancio, con il braccio destro levato e l’altro basso a tenere lo scudo; per il tipo anche COISSON 1981, fig. 18:12.
Un tipo di antropomorfo schematico simile, itifallico, dipinto in rosso è nella Grotta del Riposo (Gargano, FG) cfr. GRAVINA, MATTIOLI 2010, fig. 5.
22) TOSATTI 2017, fig. 25. TOSATTI 2021.
23) DE LUMLEY, ECHASSOUX 2011, fig. 330.
24) Un cruciforme molto simile era graffito su un vaso da tomba ligure apuana di inizi II secolo a.C. pubblicata nel 1895 e oggi dispersa, cfr. CRESPELLANI 1895, pp. 239-248. TOSATTI 2008, fig. 2.
25) Per il tipo cfr. sulla via sacra del Bego: MASSON MOUREY 2016, fig. 80:1, Anthropomorphe aux membres anguleux incisé sur la Voie Sacrée (ZXVII.GIII.R1α-?), p. 113. Per confronti: BIANCHI 2015, fig. 6:b. Per la Valcamonica: DE MARINIS 1995, FERRARIO 1995.
26) TOSATTI 2017, 2021.
27) ARCÀ 2010; BIANCHI 2015, fig. 15:3 (Monte Bego- Fontanalba); fig. 15:4 (Balma Lunga). Per il Beigua: PRESTIPINO 2013. Queste figure ricordano il tipo cruciforme rigido a Basati e monte Corchia, fig. 5:16-17. Per il monte Bracco, Sanfront loc. Roca La Casna: VENTURINO GAMBARI et Al. 1999, fig. LXXII:b. COISSON 1981, figg. 4 e 9: antropomorfo itifallico con braccia aperte e mani a lunghe dita, la testa, triangolare, è circondata da un’aureola di microcoppelle, le gambe sono simili a quelle del nostro. COISSON 1981, fig. 11: testa cruciforme, arti inferiori del tipo arcuato a U rovesciata stretta, piccoli piedi verso l’esterno. COISSON 1981, fig. 16: roccia del monte Bracco nella valle del Po e antropomorfi in maestà. COISSON 1981, tab. tipologica, fig. 18:18: antropomorfo lineare in maestà con grandi mani, arti a forbice. Si evidenziano numerose somiglianze tra i nostri e quelli dell’area pinerolese e della valle del Po.
28) CARRERA, TOSATTI 2014 e 2015.
29) DE LUMLEY, ECHASSOUX 2011, p. 304, le dieu auréolé sulla roccia ZIV.GIII.R17D, figg. 310, 314, nel settore Valle delle Meraviglie; cfr. anche MASSON 2016, fig. 17:4.
30) ARCÀ, FOSSATI 2012; ARCÀ 2010, fig. 23.
31 Tra 3000 e 2500 a.C. cfr. DE MARINIS 1994; ARCÀ, FOSSATI 2012.
32) ARCÀ 2010, p. 3.
33) V. nota 25.
34) DAUDRY, FOSSATI 2017, p. 28.
35) MARTINELLI et Al. 2010, fig. 15, scavi 2009 del villaggio Filo Braccio di Filicudi (Isole Eolie).
36) MATTIOLI 2007-a e 2012.
37) DE POMPEIS 1993.
38) GRIFONI 1969.
39) ASTUTI et Al. 2008, figg. 13:1b e 1c.
40) MASSON MOUREY 2016.
41) V. nota 6. Cfr. ARCÀ et Al. 2014, fig. 24 (loc. Chenal). FOSSATI 2010 (Rupe Magna di Grosio). ARCÀ 2005, fig. 40.
42) CARRERA, TONARELLI, TOSATTI 2021: se l’ipotesi tratteggiata è corretta, si data tra il XIII e il V secolo a.C.
43) Come giustamente ricordano de Marinis, Casini e Fossati nel loro lavoro sulle simbologie dello stile III A dell’arte rupestre nell’arco alpino, cfr. CASINI, DE MARINIS, FOSSATI 2014, p. 147: appartengono a un’epoca in cui la distinzione tra sacro e profano con ogni probabilità non si è ancora affermata, dunque ne consegue che le loro raffigurazioni simboliche oltre a esprimere un’ideologia religiosa, sono anche la rappresentazione di aspetti economici, sociali e forse anche politici.
44) CASINI, DE MARINIS, FOSSATI 2014, p. 151 viene ripreso il valore semantico di mitogramma (cioè un insieme strutturato di simboli) di Leroi-Gourhan, e viene attribuito all’apparato iconografico camuno-valtellinese di statue stele e menhir dello stile III A.
45) Per ovvi motivi non è qui possibile tratteggiare i dati archeologici pre-romani necessari ad ampliare il discorso per il popolamento antico: per la Lunigiana cfr. la recente tesi di laurea magistrale FOTI 2019; CARRERA, TOSATTI 2021; ARMANINI 2015; per il massese TOSATTI 2013.