La grotta di Diana, presso la località Canossa nel Comune di Mulazzo (MS - scoperta alla fine degli anni ‘70 del secolo scorso e rilevata negli anni ‘90 (ruschi 1977; priuli, pucci 1994) - è stata oggetto, in questi ultimi anni, di una ripresa degli studi (una prima notizia in tosatti 2009) e, successivamente, di una completa revisione - da parte degli scriventi – dell’apparato figurativo che copre totalmente e in sovrapposizione continua le pareti interne. Si è programmata una nuova lettura della grotta e dei segni per mezzo di rilievi strumentali e con l’utilizzo di ortofotopiani (carrera, tosatti 2012; 2014) parzialmente ancora in fase di realizzazione: ultimati la parete est (a destra per chi en- tra) e i graffiti in fondo grotta, da completare la parete ovest. Tutti i graffiti, ad oggi distinti, sono stati digitalizzati. Infine è stata realizzata una sequenza matrix delle varie fasi di incisione, considerando sia l’ordine di esecuzione sia la tipologia tecnologica.
Durante queste operazioni sul campo sono state notate, per la prima volta, alcune linee tracciate in orizzontale in corrispondenza delle aperture finestrate che affacciano sulla valle del Magra. Tali segni incisi si presentano sotto forma di segmenti intersecanti in gruppi di due o tre linee che si dipartono a raggiera partendo dall’interno della grotta verso il territorio circostante. Questi segni, datati nella sequenza proposta all’Eneolitico, sono stati orientati, georeferenziati e riportati in cartografia. Il risultato ottenuto ha mostrato che queste incisioni potrebbero essere delle linee di traguardo che collimano tredici punti dalla valle del fiume Magra sino all’Appennino par- mense: essi infatti intercettano passi appenninici, punti di rilievo e vari siti da cui provengono statue stele (Sorano, Groppoli, Gigliana, Malgrate, Filetto, Mocrone, Venelia, Treschietto).
È evidente che i frequentatori della grotta in epoca pre-protostorica, abbiano esercitato una funzione di con- trollo del territorio resa molto facile dalle condizioni di ampia visibilità che si hanno dall’affaccio centrale della grotta; non possono però essere escluse altre possibilità di uso, legato a eventuali attività commerciali, di produzione e, soprattutto, di culto.
In un recente lavoro, a partire da questi dati, si è affrontata la problematica di una rilettura del territorio incrociando i dati archeologici editi, i punti naturali di controllo del territorio (castelli, castellari, ecc.), i dati geografici e geomorfologici (assi viari naturali, guadi, idrovie, ecc.), le fonti storiche - e si è tentata una ipotet- ica ricostruzione della sentieristica di epoca prestorica (carrera, tosatti cds), tenendo ben presente che, allo stato attuale della ricerca, si tratta ancora solo di un tentativo di comprensione e di ipotesi ricostruttiva, base, si spera, per future ricerche.
Grazie a questo lavoro analitico è stata comunque possibile la messa in luce di un fitto reticolo viario che sembra attraversare tutta la Lunigiana e che permetteva, tramite i percorsi più brevi e diretti, un collegamento tra area tirrenica e padana. I percorsi così isolati possono essere suddivisi in vallivi, di mezza costa e montani.
I percorsi vallivi principali seguono le valli dei fiumi Serchio e Magra e dei torrenti Aulella, Taverone, Bagnone, Caprio e Gordana, mentre due percorsi di mezza valle - che coincidono con l’antica via delle Pievi e la via Lombarda - connettono la maggior parte dei principali passaggi appenninici: ad est i passi del Cirone, Aquila, Guadine, Badignana, Compione, Giovarello, Lagastrello e Ospedale mentre ad ovest i passi del Brattello, Borgallo, Rastrello nonché tutti i percorsi che si connettono all’antica via Regia lungo il crinale dell’Appennino Ligure.
Se la distribuzione dei siti lungo le vie individuate sembrano confermare i tracciati individuati in questo lavoro, ancora più interessante è il dato che le statue stele – specialmente le tipo B – sembrano seguire la stessa logica di copertura del territorio, essendo posizionate tra un nodo viario e l’altro, in modo tale da essere sempre intercettate a prescindere dal percorso seguito.
In conclusione la grotta di Diana appare, per la sua posizione privilegiata, come uno dei probabili nodi di controllo - almeno dall’Eneolitico sino alla prima età del Ferro - dei traffici commerciali e della movimentazione di genti transitanti tra la pianura padana e la costa tirrenica settentrionale .
Testo di Anna Maria Tosatti e Francesco M.P. Carrera
Testo e Studio completo in allegato:
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